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Migrazioni e ambagi in arte

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"come pesci" Da diversi giorni sta lavorando sullo stesso pannello. La sintesi iniziale è implementata da successive rivisitazioni cromatiche e assemblaggi che rimandano al dramma dei morti in mare e di quanti ancora sofferenti ma in vita sperano in un approdo amichevole. Un porto sicuro al riparo dai soprusi e dagli abusi degli aguzzini che fino all'ultimo imbarco hanno dovuto subire. La tratta degli schiavi è la nuova guerra. La guerra tra ricchezza e povertà. Campi di battaglia in cui molti bivaccano per saziare i propri istinti famelici spinti dall'egoismo e dalla fame. Una guerra combattuta e subita. Distorta dalle teorie di certi personaggi ottusi in cui non si comprende dove finisce la stupidità e inizia la cattiveria umana o il calcolo elettorale dei nuovi dittatori. E intanto le persone imbarcate dai machiavelli contemporanei soffrono, alcuni muoiono e altri sognano, sperano nella bontà delle civiltà evolute. Paesi acculturati, retti dalla storia e ...

Oliviero Toscani, un grande della fotografia

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Tutti siamo condizionati dalla ricerca del consenso. Nessuno produce più niente di coraggioso. Gli standard, i format sono tutti uguali e da quando esistono le piattaforme sociali sembra essere sconfinata senza ritegno la mediocrità ovunque. I giovani che non sono svegli, non hanno coraggio, stanno bene così. Quando si parla di creatività si apre un mondo nuovo completamente da esplorare. Si pensa all'avventura. Al coraggioso azzardo nella comunicazione visiva. E alcuni pensano di aver risolto il problema solo pronunciando il concetto.. Non è così. Dov'è la creatività? Continuiamo a dire che questo è un paese di creativi ma di cosa? Per fare cosa? Borse e scarpe. O prodotti effimeri di design? La creatività è una conseguenza di un lavoro fatto nella pura incoscienza, nella pura insicurezza. Il 1968 è l'anno della rivoluzione sociale. E Oliviero Toscani cominciò muovere i primi passi importanti nel mondo della fotografia e divenne in pochissimo tempo sinonimo di ...

Dedicato al maestro Mario Iannino

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Ho già dedicato gran parte dello spazio di questo blog al lavoro di ricerca del maestro Mario Iannino ... oggi, entriamo nel suo studio: questo è un angolo del suo atelier; una stanza dove trascorre gran parte del tempo. Non è un solitario lui è presente, ed esserci significa, per un artista contemporaneo, interagire con la materia, coi linguaggi del mondo, le produzioni, le rappresentazioni plastiche. Materia, gesto, segno, lacerazioni, cromie, condensati in assemblaggi poetici raccontano il tempo...

Come in una favola

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In punta di piedi sono entrata nella favola. Ho camminato lentamente. Attenta a non far cadere niente. E a bocca aperta mi sono immedesimata. Sono entrata tra le pennellate e le lacerazioni. Ho viaggiato con la mente e mi sono lasciata trasportare. Barche. Cravatte. Uova. Oggetti sublimati dalla creatività pur carichi di rimandi dalla simbologia univoca ma, nel contempo, poliedrica, rappresentano il non/tempo dell'artista. La stanza satura raccoglie tesori da scoprire. Ma forse ancora non è giunto il tempo. Il maestro non parla. Lavora. Calmo. Osserva.

Calabria nemica dei calabresi

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Ci sono delle realtà territoriali in cui si è sudditi a prescindere dalle potenzialità culturali e dalla valenza. A decidere sono volontà calate dall'alto. Dominus che decidono chi è degno di essere ascoltato, visionato e chi non lo è. L'artista, per alcuni, e il prodotto artistico devono venire da fuori altrimenti non fa notizia. Soffriamo di provincialismo cronico! Non è una sindrome. è un dato di fatto! Eppure conosco tantissimi artisti locali degni di essere proposti alla platea che dice di interessarsi e capire di cultura. Invece no! Stando a quanto accade da sempre, salvo rarissimi casi, qualcuno o qualcosa ha deciso che a partire dalla musica, per essere visibile in Calabria e a Catanzaro in particolare modo, non si deve parlare calabrese ad eccezione della taranta e della pizzica perché queste sono espressioni della cultura folk locale. I paesaggisti e i pittori figurativi tecnicamente bravi che colgono squarci da cartolina e li copiano sulle tele, se ...

SOTTOPELLE

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Sognatore? Non direi. È ciò che sento ogni volta che entro nello studio del maestro Mario Iannino. I suoi lavori e le sue parole mi convincono di essere in un luogo altro, lontano dalle logiche mercantili degli ignoranti. Di quelli che dicono: “hai mercato? no. E allora perché dovrei comprare un tuo quadro?”. In effetti è ben altro il lavoro creativo! Giocare con la conoscenza, come dice il maestro, significa abbandonare schemi mentali prestabiliti. Conservare le esperienze. Riprenderle e farle proprie per suggerire nuove poetiche. È un po' come la curiosità immacolata di chi osserva le nuvole con occhi ingenui, propensi ai suggerimenti repentini e cangianti delle forme sospinte e plasmate dal vento. I “sottopelle” sono questo e altro. Suggeriscono libertà associative mutevoli. Proteggono liberi pensieri, idee, sogni. Associano il già visto, creando, in divenire nuove possibili visioni. "sottopelle" polimaterico su cartone intelaiato       ...

nello studio del maestro Mario Iannino

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ale immacolato che riesce ad acchiappare l'essere di chi lavora e osserva l'opera e che si traduce in opera d'arte. Che sia figurazione o arte gestuale; installazione; rivisitazione e quant'altro l'importante è che riesca a farci mettere in sintonia col cosmo e diventi cervello e poesia, come se fosse la prima volta. L'esperienza annulla gli errori ma non può sopperire all'assenza della creatività e dell'onestà intellettuale degli operatori che enfatizzano gli eventi. Quando il lavoro è svolto esclusivamente per apparire, chi si espone, mascherando di concetti altisonanti e condendoli di verve citazionista, l'assenza della poesia visiva e dell'onestà salta agli occhi. Intanto il mercato generalista e un certo tipo di figuri diseducano le menti coi loro assiomi: artista+ opera+ quotazione= valore commerciale e, quindi, culturale. Ma chi conosce la vita degli artisti, le loro tesi, il loro comportamento, sa bene che non funzion...