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Come in una favola

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In punta di piedi sono entrata nella favola. Ho camminato lentamente. Attenta a non far cadere niente. E a bocca aperta mi sono immedesimata. Sono entrata tra le pennellate e le lacerazioni. Ho viaggiato con la mente e mi sono lasciata trasportare. Barche. Cravatte. Uova. Oggetti sublimati dalla creatività pur carichi di rimandi dalla simbologia univoca ma, nel contempo, poliedrica, rappresentano il non/tempo dell'artista. La stanza satura raccoglie tesori da scoprire. Ma forse ancora non è giunto il tempo. Il maestro non parla. Lavora. Calmo. Osserva.

nello studio del maestro Mario Iannino

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ale immacolato che riesce ad acchiappare l'essere di chi lavora e osserva l'opera e che si traduce in opera d'arte. Che sia figurazione o arte gestuale; installazione; rivisitazione e quant'altro l'importante è che riesca a farci mettere in sintonia col cosmo e diventi cervello e poesia, come se fosse la prima volta. L'esperienza annulla gli errori ma non può sopperire all'assenza della creatività e dell'onestà intellettuale degli operatori che enfatizzano gli eventi. Quando il lavoro è svolto esclusivamente per apparire, chi si espone, mascherando di concetti altisonanti e condendoli di verve citazionista, l'assenza della poesia visiva e dell'onestà salta agli occhi. Intanto il mercato generalista e un certo tipo di figuri diseducano le menti coi loro assiomi: artista+ opera+ quotazione= valore commerciale e, quindi, culturale. Ma chi conosce la vita degli artisti, le loro tesi, il loro comportamento, sa bene che non funzion...